L'Arco dei Balbi

Conservazione e restauro


La Notte dei Musei di quest'anno è iniziata al Municipio, dove il vicesindaco Marino Budicin ha presentato l'Arco dei Balbi in contesto storico e, successivamente, Ivan Jengić dell'Istituto croato di restauro, ha presentato i lavori di conservazione e restauro dello stesso. La sua ristrutturazione è iniziata su iniziativa della Città nel 2016, più precisamente 340 anni dopo la sua ultima ricostruzione.
L'Arco dei Balbi si trova all'ingresso della parte più antica del nucleo storico di Rovigno. La sua costruzione è stata ultimata nel 1679, ai tempi del podestà Bernardo Barbaro sul sito dell'allora Porton della pescheria vecchia il quale da tempo immemorabile portava al nucleo storico all'interno della cinta muraria. L'Arco è modellato come una porta cittadina, ovvero un portale in pietra provvisto di una sovrastruttura decorativa. I pilastri portanti dell'Arco presentano un bugnato liscio con intagli di pietra a prominenza alternata; ciascuno dei pilastri culmina con un capitello modanato mentre l'architrave ad arco, rinforzata da una serie di lastre di pietra disposte radialmente, termina con una chiave di volta sporgente. A sinistra dell'Arco è ancora oggi ben visibile una parte delle mura cittadine che si è conservata.
L'Arco deve il suo nome al podestà Francesco Almorò Balbi che, un secolo dopo la sa costruzione, ovvero attorni agli anni settanta del XVII secolo, commissionò l'aggiunta della nuova trabeazione sulla quale furono posti i due stemmi della sua famiglia e nella sua parte inferiore la lapida epigrafe che si trovava originalmente sull'edificio adiacente, ovvero il granaio pubblico eretto nel 1680, ai tempi del podestà e capitano capodistriano Girolamo Pisani e del podestà rovignese Daniele Balbi.
Sulla parte superiore si trova una lastra di pietra recante il rilievo del leone marciano affiancata da due volute e da due vasi a sè stanti. Il leone è inoltre sormontato da un timpano troncato portante un altro vaso che assimene agli altri elementi fanno da cimasa. Il rilievo con il leone in movimento verso sinistra reca l'iscrizione VICTORIA TIBI MARCE EVANGELISTA MEVS. Vale la pena menzionare l'interessante motivo architettonico delle pietre di volta dell'Arco. Infatti, esso presenta un mascherone su entrambi i lati; rivolta verso la Città vecchia c'è una testa „veneta“ (alla veneziana), mentre affaciata verso la piazza c'è una testa „turchesca“ (alla turca). I due mascheroni possono essere ricollegati al ruolo del podestà Bernardo Barbaro e dalla sua famiglia, nei rapporti tra la Repubblica di Venezia e la Sublime porta ottomana ai tempi in cui in Istria il pericolo di un attacco delle truppe turche non era ancora del tutto passato.
A 340 anni dalla sua construzione, l'Arco dei Balbi necessitava di una seria ristrutturazione. L'Istituto Croato di Restauro ha condotto una profonda ricerca nel corso di tutto il 2016, e nel 2018 sono iniziati i lavori di conservatzione e restauro. Sono stati effettuati i rilievi fotografici, le misurazioni geodetiche e le scansioni laser 3D, in seguito ai quali è stato realizzato un rilevamento architettonico dello stato della struttura. Dopo aver raccolto la documentazione necessaria, i vasi decorativi e gli stemmi sono stati smontati e il processo di conservazione e restauro degli stessi è stato effettuato in laboratorio dell'Istituto. Sono seguiti i lavori in situ; la soppressione dei contaminanti vegetali e l'eliminazione degli inadeguati interventi di restauro effettuati in passato (i rattoppi di cemento, i supporti per le installazioni e le decorazioni temporanee). La rimozione dei rattopi di cemento ha rivelato i resti di una vecchia malta di calce e di raccordi di ferro usurati alle giunture degli elementi in pietra del cornicione e della trabeazione. In seguito all'analisi statica, è stata presa la decisione di sostituire i vecchi raccordi con altri, in acciaio inossidabile.
A ciò è seguita la pulitura della pietra e la rimozione dei depositi di calcite che si sono formati principalmente sulle parti al di sotto della trabeazione, sugli stemmi e sul rilievo del leone nonchè lungo l'interno dei pilastri ai lati della porta. In alcuni punti i depositi hanno raggiunto lo spessore di 5 mm e la loro rimozione ha richiesto l'utilizzo di metodi meccanici e chimici. Durante il processo di pulitura, sono stati rinvenuti resti policromi sul rilievo del leone, i quali sono stati documentati e campionati. Tuttavia, i rsti di colore che si sono conservati non sono stati sufficienti per poter ricostruire il colore originale, quindi si è deciso di presentare la consistenza originale della pietra. Terminato il lavoro di pulitura, è seguita la reparazione dei danni presenti sulla pietra. Ѐ stato effettuato un lavoro di ricostruzione nei punti in cui vi era la possibilità di un ulteriore deterioramento del supporto di pietra, come ad esempio le profonde crepe e fessure causate dall'erosione idrica, oppure in punti in cui c'era un ristagno d'acqua. Tutte le parti ricostruite sono strutturalmente coerenti con l'aspetto originale della pietra. Alcune parti dei pilastri ai lati della porta, le cassette sulla trabeazione e le superfici orizzontali sono state chiuse con malta di calce. In fine, gli stemmi e i vasi sono stati reinstallati.
I lavori effettuati sull'Arco dei Balbi hanno impedito l'ulteriore deterioramento della pietra di costruzione e con la sua bellezza autentica, è tornato ad adornare la piazza principale della città.
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