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Josipa Pentić

"Sono qua, vivo!"

Chiesa di S. Tommaso, Via Del Monte, Rovigno
mercoledì 24 luglio 2019 - sabato 10 agosto 2019


nella Galleria di s. Tommaso del Museo della Città di Rovinj - Rovigno si presentera con la mostra personale intitolata "Sono qua, vivo!" la artista Josipa Pentić.

Josipa Pentić, Galleria San Tommaso, 24 luglio – 10 agosto 2019

"Sono qua, vivo!"

Con le sue opere l’artista esprime le emozioni e le vicende del mondo in cui vive. Si tratta della comunicazione con il mondo esterno a cui l’artista vuole esprimere e presentare il mondo che ha vissuto o il mondo come lo considera con la sua fantasia. L’artista, con le sue opere, interpreta i problemi della società e la realtà con il supporto della sua fantasia, li mette in risalto, li riduce, li conferma o li nega. La realtà che l’artista cerca legittimamente di rimediare o addirittura di idealizzare con le rappresentazioni sulle opere presentate. La comunicazione visiva inoltre si sviluppa e si diffonde in corrispondenza alle prerogative intime dell’artista, all’istruzione e alla visione del mondo, usando nel farlo una serie di intersezioni complesse che si intrecciano attraverso la scelta della tecnica pittorica, il modo di apportare il colore, la rivelazione delle emozioni e delle espressioni da quella figurativa all’astratta. L’iconografia che può avere una componente specifica, tutta sua, ma che può comprendere anche l’adozione di altre soluzioni già confermate, la loro rifinitura e perfezionamento. La comunicazione complessa, occulta e misteriosa dell’artista con il mondo esterno è un compito arduo per ogni artista, e soprattutto per una persona giovane che ha appena iniziato la sua carriera artistica alla conclusione degli studi all’Accademia delle belle arti.

Perciò, ma anche perché lo si richiede ad un apprendista durante gli studi, ci imbattiamo in varie spiegazioni, giustificazioni ed interpretazioni con cui i giovani presentano le loro creazioni artistiche. Si esige da loro e quasi ne sono costretti a sistemare la loro opera in stampi, in modelli prestabiliti attraverso ricerche della storia dell’arte. Per molti giovani artisti questi stampi predefiniti si trasformano in incubo che li incatena e quasi imprigiona la loro fantasia impedendole l’ampiezza della libertà in cui le casualità s’intrecciano con i tentativi, gli errori, l’inesperienza, l’ignoranza e le scoperte. L’obbligo e il compito che l’opera creata racchiuda in sé ogni componente imposta dalla storia dell’arte diventano l’imperativo che come la spada di Damocle pende sulla testa di molti giovani artisti. Il risultato più frequente di tali opere artistiche giovanili è il collage di tutte le espressioni attuali di un’opera contemporaneamente, oppure nulla di tutto ciò, perché quasi tutte le espressioni dell’arte dei giorni nostri convergono in un paradosso contradditorio di annientamento reciproco. Ogni espressione confermata diventa il modello che serve da esempio e vuole essere il principale, non riconoscendo null’altro che se stessa. Perciò per i giovani diventa una sfida il collegare tutto in uno, mentre lo sforzo impiegato nel farlo non permette di considerare in maniera critica il risultato di quanto conseguito.

La situazione si complica con la mancanza di motivi nella pittura classica a causa della mancanza dei committenti di un tempo (mecenati) che richiedevano ai maestri l’elaborazione di un motivo severamente imposto inerente a qualche avvenimento, persona, storia o simili. L’artista aveva la libertà di presentare tale motivo nel moodo che gli era più consono, se il committente ne era soddisfatto e consensuale. Gli artisti della pittura classica, tradizionale dei giorni nostri partono da motivi della vita quotidiana, però in questo campo già da tempo predomina la fotografia! La sua caratteristica principale è quella di avviare il dialogo con il tempo passato annotato e con qualcosa che è reale, che esiste, ma che non è più la stessa cosa del momento della ripresa. Un tale dialogo apre delle possibilità, considerato che diventa il paradigma della fugacità del tempo che non è prigioniera nell’immagine classica della pittura tradizionale. Tuttavia, esiste pur sempre il modo che l’artista, senza far uso di nuove tecniche e di nuove espressioni con mezzi semplici, tocchi la società e i problemi che la tormentano. Sta proprio in ciò l’essenza della pittura di Josipa Pentić, giovane astista che ha scelto il modo tradizionale, antico di disegnare e dipingere con il pennello e i colori su tela o su una base simile adatta alla tecnica pittorica classica.

Nel caso di Josipa Pentić il quadro artistico ha la sua funzione comunicativa principalmente nell’ambito del quadro stesso, perché si tratta di un campo su cui non ha detto ancora tutto, o di cui ha appena iniziato a parlare. Nei suoi quadri il significato con cui trasmette la sua visione del mondo è represso, perché lei innanzitutto deve parlare con sé stessa. E lo fa nei suoi quadri iniziando con i motivi che la circondano. Sceglie i momenti e le situazioni osservandoli con l’intento di trasformarli in immagini di simboli e significati della sua esperienza giornaliera. Tuttavia, quasi inconsciamente, l’artista, sin dall’inizio, nella fase del disegno, entra nel giro con il quale ritorna all’inizio, o rimane all’inizio stesso. Con un’attenta osservazione delle sue opere esposte alla mostra rovignese nella galleria di San Tommaso è chiaro che dopo il motivo disegnato che desidera dipingere, la pittrice scopre inaspettatamente qualcosa d’altro e desidera dipingerlo. Quest’altro ha quelle proprietà magiche che presentano o mettono in risalto qualcosa di invisibile, qualcosa di inafferrabile ma presente, soltanto non ha ancora scoperto che cosa, o non lo sa esprimere in maniera che soddisferebbe lei stessa! L’artista desidera trasformare la sua cognizione dell’ignoto in una rappresentazione nota ed accettabile, in una scena di uno spettacolo magico. Desidera trasformare in forma oggettiva la forma astratta delle sue emozioni, pensieri e sogni che non ha alcun rapporto con le note esperienze sensuali di questo mondo.

Questo è uno scontro con sé stessa, l’introspezione si trasforma in sorpresa che avviene quando questa scena di spettacolo magico si trasforma in un’immagine estremamente semplice, attendendo la maturazione con cui assumerà finalmente forma. Il quadro rispecchia questa lotta artistica attraverso il timore di procedere verso la conclusione del quadro, indica la componente psicologica dell’artista, la sua insicurezza, i timori e le emozioni. Guardare la tela vuota, senza esperienza, nell’indecisione sul modo di continuare, come nel poeta che guarda la carta bianca e cerca, attendendo ansiosamente la prima parola, frase o verso, scopre che è impossibile modellare la scena di un magico spettacolo nei lemmi assegnati della storia dell’arte. Forse questa scena neppure può essere presentata nella maniera che ha assimilato all’Accademia, forse può stabilire alcune sue norme particolari, il modo con cui indurrà noi osservatori a scoprirlo da soli e mentre guardiamo una cosa vediamo qualcos’altro! Queste e simili incertezze, lotte, indagini e scoperte diventano componenti psicologiche dell’artista che si manifestano e determinano le sue figure incomplete e vacuità sui quadri dipinti, attendendo il momento in cui l’artista vi farà ritorno con la soluzione definitiva nella sua scena della rappresentazione magica, quando scoprirà sé stessa!

Dario Sošić

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