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Collezione maestri dal XV - XIX sec.


martedì 1 marzo 2016 - sabato 31 dicembre 2016


Per quantità e valore dei lavori, questa Collezione del Museo civico di Rovigno è tra le più ricche nel suo genere a livello nazionale. Il nucleo del fondo è composto dall’eterogenea collezione della famiglia del barone George von Hütterott, in passato proprietario dell’isola rovignese di S. Andrea (Isola Rossa), sulla quale aveva la propria residenza. Anche le opere e l’inventario delle antiche chiesette cittadine ormai sconsacrate vengono custoditi nel Museo per evitarne il deterioramento: fanno parte della Collezione collettiva, diventata così molto più ricca di oggetti artistici e sacri delle strutture di culto private e pubbliche non più in funzione. La Collezione vanta opere soprattutto di maestri italiani, create tra il XV e il XIX secolo. Il Rinascimento è rappresentato da un’opera di alcuni artisti della scuola di Giovanni Bellini e Bonifacio de Pitati. ("Adorazione dei Re Magi"), mentre sono particolarmente apprezzati i rappresentanti del Barocco Marco Ricci ("Viaggio a Emaus"), Antonio Zanchi, Girolamo Romanino, Nicola Grassi, la scuola di Guido Renia, di Bernardo Strozzi e altri ancora. A meritarsi un posto particolare nella Collezione sono i ritratti di provenienza centroeuropea (G. F. Waldmüller - "Ritratto di Ludovico di Baviera"), e la raccolta di sculture lignee policrome (la “Pietà” tardogotica).
Il maggiore numero di opere d'arte apparteneva alla famiglia austroungarica Hütterott, la quale le custodiva nella propria residenza dell'isola di S. Andrea, vicinissima a Rovigno. La famiglia (ultime della quale la madre e la figlia morte tragicamente) si estinse negli ultimi giorni della Seconda guerra mondiale e fu allora che la gran parte del patrimonio familiare (preziose opere d'arte, ma non solo) fu saccheggiata. Terminato il secondo conflitto mondiale le autorità locali purtroppo, non ebbero la sensibilità di proteggere l'isola per tutelare il patrimonio che essa custodiva, oppure, viste le drammatiche vicissitudini politiche dell'epoca, non ne ebbero nemmeno il tempo. Considerato che la Rovigno del tempo non aveva un museo, le opere furono concesse ai musei di Pola, Fiume, Parenzo e Zagabria e più tardi negli anni vennero restituite. Quelle però che finirono in Slovenia, come ad esempio nel Museo marittimo di Pirano, non sono più ritornae in dietro. I pezzi più preziosi di arredo, i tappeti persiani e altri oggetti di valore andarono a nobilitare varie residenze ufficiali e consolati dell'ex Jugoslavia, ma poi se ne sono perse le tracce.
L'odierna Collezione di maestri del passato del museo rovignese è nata per caso. La sua creazione non aveva come fondamento lo spirito collezionista o il desiderio di investire nell'arte e nella cultura, e non fu nemmeno il frutto di ricerche scientifiche. Le opere d'arte non avevano un proprietario! Pertanto c'era l'esigenza di custodire la preziosa collezione proveniente dalla residenza insulare del barone. L'unico motivo che spinse a farlo fu la consapevolezza che le preziose opere d'arte di antichi maestri potessero venire distrutte o portate via: questi pezzi d'arte sono uno dei motivi principali alla base della fondazione del Museo civico di Rovigno avvenuta mezzo secolo fa (1954), iniziativa che ebbe come obiettivo la salvaguardia e la raccolta del patrimonio culturale di Rovigno. Le opere d'arte recuperate furono custodite nel Museo e oggi costituiscono la spina dorsale del fondo della Collezione di maestri del passato. Con il Piano di sviluppo delle istituzioni museali in Istria del Consiglio distrettuale per l'istruzione e la cultura, nel 1956 al Museo di Rovigno fu assegnato il ruolo di pinacoteca e di centro galleristico dell'intera Istria. Uno dei motivi di tale decisione fu la ricca collezione di opere d'arte proveniente dall'Isola Rossa, ma non fu l'unico. Il secondo e importante motivo fu l’iniziativa di vari artisti di formare quel gruppo che ideò la Colonia artistica, dando spunto pure alla costituzione dell'odierno Museo quale istituzione. Lo stesso Piano stabilì che Pisino diventasse il centro regionale di etnografia e Pola il centro di archeologia.
La Collezione odierna vanta oggi duecentoventotto opere tra quadri e sculture e il loro numero, ma non di meno il loro valore, si meritano un posto di tutto rispetto nella Regione Istria. Il fondo permanente del Museo offre prevalentemente ai visitatori una scelta di opere pittoriche e un numero inferiore di sculture lignee policromatiche. La nuova ideazione espositiva del 2005 presenta le opere in cinque sale al secondo piano del Museo. I quadri di maggior valore, debitamente restaurati, rappresentano orgogliosamente la Collezione mettendone in luce tutta la bellezza. Le opere esposte nelle prime quattro stanze appartengono all'epoca compresa tra il XVI e il XVIIII secolo e sono per la maggior parte di autori veneziani. Purtroppo, non è stato possibile esporre i quadri rispettando il principio cronologico, di creazione, o i temi trattati, perché i limiti spaziali non offrono tale possibilità. Le opere a tema sacro del XVI secolo „aprono“ la mostra nella prima sala. Nelle restanti tre i temi trattati interessano il Vecchio e il Nuovo Testamento, l'antica mitologia e la storia. Nell'ultimo vano sono esposti i ritratti della famiglia Hütterott creati nel XIX secolo e un antependio degli inizi del XVIII secolo. La maggior parte delle opere è di artisti minori, meno conosciuti, ma con gli sforzi futuri dei nostri esperti siamo certi che si avranno nuovi acquisti, forse anche di maestri famosi. La collezione del Museo rovignese è un campo di ricerca del tutto aperto, visto che è stata per lunghi anni sconosciuta e non disponibile agli esperti durante vari decenni del passato.
Con la nuova disposizione delle opere in mostra è stato creato pure un relativo catalogo. Sin dall'anno di costituzione del Museo, questo è l'unico catalogo sulla Collezione dei maestri del passato esposta al pubblico. Esso riporta i testi di Višnja Bralić, di Zoraida Demori Staničić e di Nina Kudiš Burić. Il catalogo in questione analizza nei dettagli e professionalmente ventotto quadri esposti, fornendo i dati di base di ognuno di essi, le precedenti critiche di maggior rilievo sulle opere, delle quali sono specificati lo stile e l'epoca di appartenenza. La seconda parte della pubblicazione riporta il testo del restauratore Pavao Lerotić, il quale descrive con professionalità e precisione lo stato della raccolta e gli interventi di restauro. Le ultime pagine del catalogo offrono un ricco elenco bibliografico.
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