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Bruno Mascarelli

"L’opera parigina"

Mueseo della Città di Rovinj - Rovigno, Trg m. Tita 11 (Grande Galleria, I piano)
martedì 12 settembre 2017 - giovedì 12 ottobre 2017


Lunedi' 12. settembre 2017 alle ore 19 nel Museo della citta' di Rovinj - Rovigno si presentera' la mostra personale di Bruno Mascarelli intitolata "L’opera parigina".

Bruno Mascarelli, "L’opera parigina"

Anche se il titolo della mostra ci introduce in uno dei centri cosmopoliti della cultura e dell’arte, essendo state le opere esposte dipinte proprio lì, a Parigi, il luogo in cui è nata questa mostra è la cittadina croata di Rovigno, gemellata con la città di Leonberg. La mostra presenta innanzitutto l’artista, la sua arte e con essa anche la stessa città di Rovigno. Rovigno, città turistica croata sulla costa occidentale dell’Istria, a dire il vero il luogo di riflessione dell’artista sull’arte, di riposo ed attività, di soggiorno permanente e temporaneo, ma non solo questo, la città di Rovigno e Bruno Mascarelli sono un’entità inseparabile! L’artista ha trovato nella città la sua casa e gli amici e per contraccambiare ha dato alla città la sua arte e la sua cultura. In questo scambio la città ha percepito di più di quanto non avesse dato, ed in ciò lo stesso Bruno Mascarelli non ha fatto proprio tanta fatica. Con la sua spontaneità, nobiltà d’animo e spiritualità desidera semplicemente vivere a Rovigno. Non vivere la vita di un semplice uomo in una piccola città in periferia, ma la vita di un uomo che il vivo desiderio creativo sprona più in alto e in avanti.

L’affermazione che Rovigno e Bruno siano un’entità inseparabile è un fatto confermato in senso letterale. Si sono trovati l’un l’altra in tempi difficili, quando la città veniva abbandonata dai suoi abitanti più istruiti, lasciando alle loro spalle case vuote e strade deserte. D’alta parte, Mascarelli, nato a Sarajevo, finché non ha incontrato Rovigno, nell’infanzia e giovinezza ha viaggiato come un nomade senza meta, non sapendo dove avrebbe voluto andare. Giunse a Rovigno senza nulla di materiale. Tuttavia, portava racchiuso in sé la ricchezza culturale che aveva acquisito nella scuola elementare ebraica a Sarajevo, nella scuola a Banja Luka con coetanei ortodossi, e poi nell’Istituto di San Vinko presso le suore cattoliche, e non è stato evitato neanche dai coetanei mussulmani. Iniziò l’istruzione artistica a Belgrado e la continuò a Zagabria. Mascarelli portò con sé a Rovigno l’istruzione, la tolleranza multiconfessionale e multietnica, la comprensione, l’amore, la giovinezza... In una parola – il cosmopolitismo.

Questo e tale Bruno Mascarelli iniziò a riunire amici artisti, gente della stessa opinione proveniente da tutti i luoghi dello stato di Jugoslavia di quei tempi, in particolare dai due principali centri culturali: Zagabria e Belgrado. Veniva raggiunto da artisti. Alcuni soltanto di passaggio, altri si fermavano, altri ancora vi trascorrevanoo l’estate, ma tutti si riunivano attorno a Mascarelli. In questo sodalizio c’erano tutti i profili artistici: pittori, scultori, fotografi, architetti, letterati, musicisti, artisti teatrali, cinematografici ed altri. Li riunì in un nucleo di artisti passato alla storia come “Scuola rovignese”. Fondarono il Museo a Rovigno! Poi Bruno se ne andò nella parte “occidentale” dell’Europa divisa dalla guerra fredda, ma rientrando di continuo. Fino ai giorni nostri Mascarelli è continuamente a Rovigno e fuori, Rovigno che è il suo rifugio e il ponte fra oriente e occidente. L’energia dello spirito lo induce a ricercare un mondo nuovo, migliore e diverso. La ricerca, il vagare e l’accesso nomade alla vita è evidente e presente nella sua arte come del resto le solidi radici dell’ambiente in cui ha avuto origine.

L’istruzione artistica di Bruno Mascarelli è carattetizzata da un imperativo imposto dall’espressione statale socialrealistica. La liberazione dalle cornici ed espressioni che gli erano state imposte dall’istruzione è stata lastricata da un cammino spinoso. Lo si rileva nelle sue prime opere in cui predomina il decorativismo, gli elementi di un nuovo illustrazionismo, ma anche di una stilizzazione postcubista. Imparò a trasformare l’illustrazione in quadro. Il giovane studente d’arte si opponeva ai conservatorii che si erano stabiliti, con esperimenti e alla ricerca di qualcosa di nuovo. Con la fuga in periferia, più vicino all’occidente, trovò i suoi ideali. La metafisica italiana e il futurismo, ma anche l’ espressionismo e il surrealismo diventano la sua costante con cui raggiunge la poetica complessa e stratificata dell’ eclettismo moderno. A partire da quel periodo, nei quadri di Bruno possiamo riconoscere due espressioni morfologicamente diverse: i quadri in cui predomina la figurazione tale e quale e i quadri in cui predominano assieme il surrealismo, la metafisica e l’espressionismo astratto. I suoi esperimenti sono specifici, un mosaico di espressioni e stili, di calligrafie che a prima vista sembrano appartenere a varie fasi. È stata la poetica a riuscire ad unire le varie parti in un’opera creativa personale unica.

Osservando i quadri di Bruno bisogna senz’altro prendere in considerazione anche la dualità delle sue opere. I processi simultanei dell’abbandono e del continuo rinnovato ritorno al quadro. La partenza e il viaggio attraverso la fantasia, un mondo immaginario e un mondo reale, figurativo. Come le partenze da casa, dagli amici, dalla città e il continuo ritorno. Similmente ai cambiamenti di umore in un medesimo giorno. Il suo modo di dipingere condiziona questa dualità, perché anche la pittura si svolge attraverso processi spontanei, senza motivi o composizioni pianificate in precedenza. Bruno dipinge velocemente affinché il quadro mantenga lo splendore della sorpresa, la pennellata diventa un atto improvviso come un fulmine a ciel sereno, come un bagliore momentaneo. I quadri non sono compatti nell’oscurità o nella mistica, sono accesi, hanno la luce che l’artista vuole. Con questo modo di dipingere, l’autore non lascia spazio alle polemiche, il quadro ha origine d’un tratto, dal cuore, la figurazione spunta dall’espressionismo astratto e viceversa. Il giorno, la settimana o l’anno successivo, quando l’artista instaura il dialogo con il suo quadro, è necessario ritornarvi con tranquillità e riflessione, affinché il quadro non rimanga incompiuto.

Accanto alla dualità fotografica in cui il quadro è creato con rapidità, in un baleno, e alle sue ponderate elaborazioni successive esiste anche la dualità della figurazione e dell’astrazione. Questa dualità è posta in rilievo anche dai titoli stessi dei quadri. I titoli sono contemporaneamente toponimi reali che presentano qualcosa della fantasia dell’artista o sono la presentazione reale del luogo nominato, specialmente quando si tratta di paesaggio. Lo stesso vale anche per la natura morta o il ritratto. È evidente che l’artista crea i suoi quadri secondo il ricordo e non osservando il motivo dipinto. Perciò hanno la componente astratta che spunta dalla realtà o addirittura la componente realistica che scaturisce dall’astrazione. La visita al suo studio ci fa scoprire quadri figurativi e astratti la cui data d’origine combacia. Probabilmente perché l’artista dipinge contemporaneamente più quadri diversi, ognuno ha il suo tempo di maturazione che si esprime in maniera diversa, in corrispondenza alla disposizione figurativa o astratta dell’espressione.

Nel suo significato l’opera di Bruno Mascarelli si è appropriata del potere di attingere al romanticismo del ricordo umano metafisico. Il ricordo dell’uomo che ha una lunga, grande e ricca esperienza della pittura ossessiva e dell’idea dell’arte. I suoi quadri sono coloristicamente forti e vivi, spontanei, ricchi di poesia, pulsano di libertà e d’improvvisazioni. I motivi paesaggistici sono realistici come i sogni e le azioni fantasiose legate alla realtà, hanno le esplosioni allucinanti del simbolismo dei sogni. Con tali visioni il pittore si aggira al limite dei mondi del sogno e della realtà, di rappresentazioni fantastiche e strane, di percezioni e realtà che l’aiutano a creare quadri pieni di surrealismo, espressionismo e metafisica.

Bruno Mascarelli è stato vicino agli artisti dei gruppi d’avanguardia "Exat 51" e "Gorgona" che hanno svolto un ruolo chiave nell’arte croata contemporanea. La loro attività ha segnalato la scissione dal socialrealismo dell’inizio degli anni Cinquanta. Tuttavia, non ha mai aderito a nessuno di questi gruppi. È rimasto in disparte, se stesso e particolare, e la sua pittura indica una scelta diversa. Questa sua peculiarità è stata riconosciuta dai suoi amici, dagli artisti dei gruppi menzionati1. È chiaro che l’artista che non ha tempo per le polemiche, che dipinge d’un tratto, ma allo stesso tempo in maniera squisita e cesellata, che nuovamente se ne va, lascia il quadro, per ritornarvi di nuovo, non può appartenere a nessun gruppo. Le limitazioni, le regole e il programma verso i quali i gruppi si indirizzano e di cui si fanno guidare, lo intralciano. Del resto, la lotta contro l’arte pianificata politicamente attraverso gruppi si riduce alla stessa cosa. Il suo modo di pensare è un processo continuo di ricerca, di rivelazione. È contrario alle menti programmate e ideate in avanti. Tale libertà ha il suo prezzo – rimanere solo. La sua solitudine fa di contrappeso ai gruppi programmati e all’arte pianificata che è la favorita delle istituzioni statali incorporate nelle gallerie e nei musei e nei potenti lobi dei critici che seguono una determinata corrente di tendenza o d’ideologia.

Bruno Mascarelli lotta e si oppone alla vecchia maniera provata. Con i suoi quadri trasmette il senso della libertà. La sua arte è l’espressione della soddisfazione creativa. Cercando se stesso rimuove i sensi, la forza interna, la vita intima e l’autoconclusione intrinseca. La maggiore forza ascensionale di Bruno è staccare l’oggetto dal suo contesto naturale, dall’irremovibile corso dell’esistenza, la liberazione del medesimo da tutto ciò che sta in esso e che può dipendere dalla vita. Ovvero, separarsi da ogni arbitrio, per trasformarlo in qualcosa di necessario e immutabile e avvicinarlo al suo pieno valore. Sembra come se i suoi quadri giungessero da un altro mondo. I quadri sprigionano vita, energia netta, attività interna, adempimento e aspirazione.

Anche nei suoi quadri trasmette con coerenza l’attività e la vita che sente nella sua creatività artistica. Liberato dall’arguzia, con i suoi quadri invoca la nostalgia, e che l’atto creativo rappresenta per lui allegria e gioia lo dicono i quadri stessi dai titoli significativi. Non trova la bellezza, l’allegria e la gioia nella superbia perché ha il potere di proclamare qualsiasi cosa arte.

Dario Sošić

1E' ancora in atto la sua intensa corrispondenza con Josip Vaništa. Mascarelli possiede innumerevoli lettere, cartoline postali e cartoline illustrate della loro amichevole corrispondenza.

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