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Boris Bućan

"Senza occhiali"

Mueseo della Città di Rovinj - Rovigno, Trg m. Tita 11 (Grande Galleria, I piano)
venerdì 13 ottobre 2017 - lunedì 13 novembre 2017


I temi e le siuazioni insignificanti della vita quotidiana, i comportamenti umani più diversi e le svariate impressioni di tutti i giorni o le trasformazioni dei paesaggi e della natura, della luce, dell’atmosfera. Questi sono i motivi che occupano l’interesse di Boris Bućan. Trovarli diventa un viaggio attraverso il continuo e l’infinito, quasi una pittura ossessiva indirizzata internamente, verso sé stesso e alla ricerca della bellezza e della situazione in cui possiamo far tutto. Le forme con cui Bućan ci innonda nei suoi quadri, non sono a prima vista astratte. Tuttavia, questa figurazione risulta soltanto come lo stato iniziale del quadro, uno stato che relativizza la bellezza e la banalità fino ai limiti assurdi della teatralità. Il passo successivo è quello raffinato e a prima vista difficilmente raggiungibile, perché è ciò che l’artista vede attraverso il suo colloquio interiore con sé stesso. La scelta fra molteplici possibilità che si creano nella sua comunicazione interiore, spirituale. L’esperienza viva dipinta e indicata dal titolo non è un fumetto e non ne ha gli elementi, ma è un lasso di tempo che non si può fermare, simile alla durata del film. L’insieme in cui l’artista guarda una cosa e ne vede un’altra, trasfusa nell’evento dipinto come una gita da questa e da quella parte della realtà. Il conflitto quasi romantico delle due realtà che sono la conseguenza dello stato d’animo di Bućan, dello stato di coscienza che scopre attraverso la tecnica del disegno in maniera pittorica. I quadri minimalistici, ma anche quelli borrocchi al massimo si aprono dinnanzi agli occhi dell’osservatore con il sostegno di una grande apertura di colori netti sfarzosi. La carica espressiva della gioia attraverso l’iconografia dell’umorismo e dell’ironia viene imposta facilmente dall’artista con l’esecuzione di strutture semplici e forme nette.
"Senza occhiali!"

Nella pittura contemporanea s’impongono le domande, sia poste dall’osservatore sia dall’artista stesso: Che cosa dipingere? Come trovare il motivo? Il quadro tramanda in genere un messaggio? Come dipingere qualcosa quando la fotografia è il linguaggio visivo dominante? Tali domande e quesiti del genere indicano che lo spazio d’azione dell’artista è ridotto e ristretto. Salvo che non si tratti di Boris Bućan! Per lui tali domande sono uno spreco di tempo, perché egli dipinge!

Le forme con cui Bućan ci innonda nei suoi quadri, non sono a prima vista astratte. Troviamo motivi della vita quotidiana, paesaggi, figure! Dipinge tutto ciò che vede guardando. Tuttavia, questa figurazione risulta soltanto come lo stato iniziale del quadro, uno stato che relativizza la bellezza e la banalità fino ai limiti assurdi della teatralità. Il passo successivo è quello raffinato e a prima vista difficilmente raggiungibile, perché è ciò che l’artista vede attraverso il suo colloquio interiore con sé stesso. La scelta fra molteplici possibilità che si creano nella sua comunicazione interiore, spirituale.

Nelle opere di Bućan troviamo sempre il dualismo fra i motivi dipinti in maniera riconoscibile e l’astrazione che scaturisce dal colloquio dell’artista con sé stesso. I suoi manifesti del periodo degli anni Settanta ed Ottanta del secolo scorso sono, a dire il vero, quadri pittorici. Quadri che hanno contemporaneamente figure astratte indispensabili, perché con il testo di appartenenza offrono la base comunicativa ed anche il colloquio dell’artista con l’artista nascosto dall’astrazione. Più tardi, abbandonando la tecnica grafica adatta ai manifesti, rivolgendosi al quadro completamente, Bućan ha tuttavia mantenuto, o per meglio dire, inserito la descrizione testuale nel quadro. Il titolo è scritto sul quadro come la parte che descrive allo stesso tempo il motivo, l’azione, ma anche l’esperienza viva.

L’esperienza viva dipinta e indicata dal titolo non è un fumetto e non ne ha gli elementi, ma è un lasso di tempo che non si può fermare, simile alla durata del film. L’insieme in cui l’artista guarda una cosa e ne vede un’altra, trasfusa nell’evento dipinto come una gita da questa e da quella parte della realtà. Il conflitto quasi romantico delle due realtà che sono la conseguenza dello stato d’animo di Bućan, dello stato di coscienza che scopre attraverso la tecnica del disegno in maniera pittorica. Il caos come l’artista vive l’ambiente in cui si muove, e la sua sistemazione interna della coscienza caotica nel desiderio di trovare l’armonia e la bellezza. La bellezza che possiamo vivere soltanto per il tramite dell’arte, perché si tratta di uno stato in cui si può fare ciò che nella vita è proibito.

I temi e le siuazioni insignificanti della vita quotidiana, i comportamenti umani più diversi e le svariate impressioni di tutti i giorni o le trasformazioni dei paesaggi e della natura, della luce, dell’atmosfera. Tutto ciò è la confusione della spontanea vita quotidiana con cui si riesaminano le situazioni proibite, l’essenza della vita e la conoscenza originale attraverso l’esperienza dell’artista stesso. Questi sono i motivi che provengono dalle domande poste all’inizio di questo testo e che occupano l’interesse di Boris Bućan. Trovarli diventa un viaggio attraverso il continuo e l’infinito, quasi una pittura ossessiva indirizzata internamente, verso sé stesso e alla ricerca della bellezza e della situazione in cui possiamo far tutto. Includendo sé stesso nei temi e nei motivi attraverso questa continua narrazione pone contemporaneamente l’autore in una posizione uguale a quella del pubblico a cui i quadri sono destinati. L’artista guarda dal mondo interiore e il pubblico da quello esterno, entrambi osservano l’un l’altro.

L’osservazione da tutti e due i lati si trasforma in animazione a doppio senso. Da una parte ciò che l’osservatore vede a prima vista e dall’altra parte l’immaginazione di Bućan si impone dal gesto pittorico e dall’arabesca del disegnatore. I quadri minimalistici, ma anche quelli borrocchi al massimo si aprono dinnanzi agli occhi dell’osservatore con il sostegno di una grande apertura di colori netti sfarzosi. La carica espressiva della gioia attraverso l’iconografia dell’umorismo e dell’ironia viene imposta facilmente dall’artista con l’esecuzione di strutture semplici e forme nette. I quadri si guardano come sono stati anche creati, in un attimo, senza riguardi e crudi, senza occhiali, soltanto con la mente.
Dario Sošić
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